Con uno scatto fermare l’attimo e ritagliare una parte del corpo in una posa che inviti a proseguire con i giochi del desiderio: come le lettere d’amore consegnate sapendo che sono il frammento di un disegno che si compirà solo col misterioso desiderio dell’altro, o come le statue antiche delle quali sono rimaste solo parti del corpo che per completarne il significato lasciano spazio a molti possibili percorsi immaginari.
Tra l’orizzonte della schiena e della testa e l’inclinazione della linea che va dalla spalla, al braccio, al gomito e s’interrompe con l’accenno dell’avambraccio, si dischiudono le oniriche ipotesi sul gesto, e ne scelgo una che al momento preferisco: l’accoglienza di un abbraccio.
Non so chi sia questa statua vivente che si distende nel sogno fotografico, ma quella maschera-elmo con figura di uccello sacro di qualche comunità arcaica incisa sulla pelle, che esce dalla regolarità delle righe della maglietta, mi rievoca il calore della pagina di un quaderno elementare dove si incidono le prime tracce della nostra più intima identità.

Daniele Lamuraglia – Scrittore e regista, direttore artistico della compagnia Teatro del Legame di Firenze.