Un giorno qualunque in tempo di pandemia. Il silenzio è rotto solo dal rintocco dell’orologio, le vie e la piazza sono deserte, orfane della cacofonia e dal convulso andirivieni di esseri umani vomitati quotidianamente e ininterrottamente dai pulmann turistici, improvvisamente polverizzati e trasferiti in un altra dimensione. Le luci del tramonto si stagliano sui muri secolari accarezzandoli dolcemente, accompagnandomi solitaria e privilegiata visitatrice all’interno di una quinta, come in una scenografia storica di un set cinematografico allestita solo per me, permettendomi di riprendere in silenzio la fine di un giorno.